E-learning: stampella o trampolino?

Posted on 19 November 2020 by Paolo Bernardi

La pandemia del 2020 ha rivoluzionato le nostre vite: tra le sue conseguenze è certamente rilevante il ricorso forzato all’apprendimento a distanza. Dal 5 marzo in avanti infatti gli studenti italiani, costretti in casa, hanno potuto proseguire il loro percorso didattico rimanendo in contatto con i docenti mediante strumenti informatici. Tuttavia la maggior parte degli stakeholders (istituzioni, docenti, studenti, genitori) ha spesso sottolineato come questa situazione fosse soltanto temporanea e come fosse necessario ritornare nelle aule. In effetti nel corso del lockdown la stampa locale ed internazionale ha spesso usato la l’epiteto di “stampella” (“béquille”, “crutch”) per la didattica a distanza, a testimonianza di un disagio nei confronti dell’e-learning che va ben oltre quello comprensibilmente causato dal COVID-19.

Le istituzioni scolastiche italiane, pur nella loro autonomia, hanno aderito in massa alle opzioni consigliate dal Ministero dell’Istruzione, che ha puntato soprattutto su G Suite for Education di Google e su Office 365 Education di Microsoft. Tuttavia il panorama dei sistemi di e-learning è ben più variegato rispetto alle soluzioni offerte da questi grandi vendor.

Le piattaforme tecnologiche per supportare l’apprendimento sono indicate comunemente con gli acronimi VLE (Virtual Learning Environments – Ambienti di Apprendimento Virtuale) o LMS (Learning Management Systems – Sistemi di Gestione dell’Apprendimento). Rispetto a sistemi più generici, che possono comunque essere adattati a scopi didattici, i VLE sono pensati fin dal principio per rispondere alle necessità di docenti e studenti. Con un VLE è possibile infatti ampliare a dismisura gli orizzonti spaziali e temporali dell’azione didattica, caratteristica rivelatasi cruciale durante il lockdown, beneficiando al contempo di un supporto nativo per metodologie di insegnamento-apprendimento innovative.

Lo sviluppo dei VLE

Nonostante la didattica a distanza possa sembrare una novità, soprattutto a causa delle modalità e dei tempi strettissimi con cui è stata estesa a tutte le scuole delle principali nazioni colpite dalla pandemia, le piattaforme di e-learning sono esistite sin dagli albori di Internet. Il primo sistema di questo tipo, FirstClass, risale al 1990 ed era basato su un’interfaccia a caratteri con comunicazione tramite modem, similmente alle BBS (Bulletin Board Systems) usate in quegli anni. Nel 1997 venne rilasciato Blackboard, diventato in seguito la soluzione e-learning proprietaria più diffusa al mondo. Iniziarono inoltre ad essere sviluppati VLE open source, la cui crescita è diventata quasi esponenziale nel nuovo millennio: nel 2002 vennero rilasciati per la prima volta Moodle ed Atutor, nel 2004 fu la volta di Dokeos e nel 2005 nacque il progetto italiano SpaghettiLearning, oggi conosciuto come Docebo. Quest’ultimo decennio ha infine visto l’esplosione dell’offerta di MOOC (Massively Open Online Courses – corsi online aperti ad un gran numero di partecipanti) da parte di istituzioni accademiche e di aziende commerciali, basati su VLE pre-esistenti o sviluppati ad hoc.

In generale lo sviluppo dei VLE ha seguito due direttrici. La prima è quella dell’evoluzione tecnologica, che ha visto un irreversibile passaggio dai programmi desktop alle web application, mentre la seconda è il progressivo adattamento ai più moderni paradigmi pedagogici e didattici, sempre più lontani dalla classica “lezione frontale” e proiettati verso metodologie innovative come il cooperative learning ed il blended learning. Altrettanto importante è stata la crescente consapevolezza della necessità di condividere i cosiddetti learning objects (materiale di studio, esercitazioni ecc…) tra la miriade di piattaforme disponibili: a questo scopo sono stati definiti gli standard SCORM (Shareable Content Object Reference Model – Modello di Riferimento per Oggetti di Contenuto Condivisibili) da parte dell’ Advanced Distributed Learning (ADL) Initiative dell’Ufficio del Segretario della Difesa statunitense. Oggi quasi tutti i principali VLE sono in grado di esportare ed importare learning objects in formato SCORM.

Evoluzione dei VLE nel tempo

Evoluzione dei VLE nel tempo

Una mappa per l’e-learning

Come districarsi, quindi, in un ecosistema così variegato sia dal punto di vista tecnico che didattico? A prescindere dalle scelte affrettate effettuate in situazioni emergenziali, infatti, è opportuno valutare attentamente tutte le alternative che il mercato propone senza rischiare di tralasciare aspetti che potrebbero trasformare un importante investimento strategico in un pesante fardello. Un ottimo esempio di approccio strutturato per la valutazione di sistemi di e-learning è quello proposto dal prof. Roberto Maragliano, basato sulla costruzione di “mappe“ per confrontare i VLE e trovare la soluzione più adatta alle proprie esigenze. Come in tutte le mappe lo scopo è quello di focalizzare l’attenzione su elementi importanti tralasciandone altri, senza perdere di vista la complessità del sistema oggetto di valutazione. Gli elementi presi in considerazione dalla mappa (dimensioni, colori e figure) vanno analizzati sia separatamente, per poter approfondire ciascun aspetto, sia nella loro interazione dinamica.

La mappa per l’e-learning del prof. Maragliano, tratta da “Una mappa per l’e-learning”

La mappa per l’e-learning del prof. Maragliano, tratta da “Una mappa per l’e-learning”

Dimensioni

La “mappa per l’e-learning” del prof. Maragliano prevede un’analisi dei sistemi VLE secondo tre dimensioni:

  1. tecnologica: quali strumenti tecnici sono utilizzati;
  2. didattica: come si impartisce l’insegnamento;
  3. epistemologica: cosa si garantisce con l’insegnamento.

Per quanto concerne la dimensione tecnologica, è importante notare che l’impatto di una tecnologia vada ben oltre il suo mero uso come strumento per riprodurre pratiche già esistenti. A titolo di esempio, si consideri la scrittura mediante software di word processing, con la possibilità di strutturare agevolmente un documento dal punto di vista grafico e tipografico, di creare collegamenti a risorse esterne, di integrare oggetti multimediali nei documenti… In altre parole, la scrittura mediante software può essere una sorta di scrittura in fieri, profondamente diversa dalla scrittura classica. Considerazioni similari valgono per l’uso di software in qualsiasi altra disciplina (matematica, storia, geografia, arte, musica…).

D’altro canto è facile immaginare l’impatto dei VLE sulla didattica, ovvero sulla pratica dell’insegnamento. Se da un lato, infatti, è possibile usare i VLE come supporto alla didattica tradizionale (la didattica “trasmissiva”), dall’altro è possibile sfruttare le potenzialità di questi strumenti per favorire la costruzione autonoma di conoscenza da parte degli studenti mediante il loro lavoro e la loro interazione reciproca, supervisionata e guidata dal docente, che in questo caso assume un ruolo di tutoring.

La dimensione epistemologica, infine, è quella più interessante: è impossibile non notare come l’uso di strumenti informatici collegati in rete stia intaccando l’impostazione tradizionale del sapere. Anche in questo caso troviamo due estremi: da un lato la riproposizione di saperi classici, arricchiti di elementi multimediali e di rimandi ipertestuali, ma sempre concretizzati in una rassicurante forma delimitata a priori, sia dal punto di vista spaziale che concettuale (il paradigma del “libro); dall’altro lato, un universo di sapere “liquido” ed informale con cui docenti e discenti interagiscono per creare di volta in volta contenuti e conoscenze sempre nuove.

Colori

Nella mappa troviamo anche tre “colori”, ovvero tre classi di competenze necessarie sia a chi progetta e gestisce sistemi di e-learning, sia a chi ne usufruisce:

  1. competenze tecniche: come gestire hardware e software;
  2. competenze enciclopediche: come usare il sistema in modo appropriato per conseguire gli scopi prefissati;
  3. competenze esperienziali: il patrimonio di esperienze personali maturate sul campo.

Nell’ambito di un progetto di e-learning è normale che le diverse professionalità messe in campo siano dotate di competenze variegate: questi “colori” sono uno strumento per poterle individuare e mettere a sistema. È anche necessario valutare le competenze degli studenti: è ormai comune avere studenti le cui competenze tecniche perfino superiori a quelle dei docenti. Questi ultimi, dal canto loro, devono mettere in campo la loro vasta conoscenza di tipo “enciclopedico” (secondo l’accezione di cui sopra) ed esperienziale, al fine di creare delle dinamiche di scambio che risulteranno decisive per la riuscita del progetto.

Figure

L’ultima caratteristica della mappa sono i tipi di insegnamento (le “figure”) che delimitano due territori trasversali:

  1. insegnamento riproduttivo (IR), basato sulla riproduzione di modelli e contenuti preesistenti (il paradigma di insegnamento “classico”);
  2. insegnamento produttivo (IP), incentrato sulla ricostruzione dei contenuti (e quindi sulla produzione di conoscenza) nell’ambito del processo stesso di insegnamento-apprendimento.

I progetti di apprendimento a distanza tendono a posizionarsi lungo l’asse delimitato da queste due figure. Ad un estremo troviamo l’insegnamento prettamente riproduttivo, affine alla didattica in presenza. I ruoli in gioco sono fissi, così come spesso lo sono i contesti ed il setting dell’insegnamento-apprendimento. All’altro estremo troviamo il modello produttivo, affine alla struttura dei moderni social network, con apprendimenti ed insegnamenti circolari ed interscambiabili, ruoli flessibili, tempi e modalità che emergono sulla base delle caratteristiche e dell’operato dei singoli gruppi di lavoro. Normalmente un progetto di e-learning tende a posizionarsi da qualche parte tra questi due estremi.

Quale strada scegliere?

Ovviamente questa mappa è soltanto uno dei possibili strumenti per l’analisi e la progettazione di sistemi di e-learning. Tuttavia è stata scelta come esempio in quanto rende giustizia alla complessità sottostante la progettazione e l’implementazione di una strategia di apprendimento a distanza. Soltanto approcciando i VLE da un punto di vista olistico, infatti, sarà possibile esaltarne tutte le potenzialità: lungi dall’essere semplicemente un rimedio temporaneo per situazioni di emergenza, infatti, i sistemi di e-learning possono diventare un trampolino di lancio per la tanto agognata modernizzazione della scuola e delle università, supportando paradigmi pedagogici e didattici innovativi.

Bibliografia

  • Ceccherelli A., Le piattaforme di e-learning nell’era 2.0, Roma, Edicampus, 2012
  • Maragliano R., Una mappa per l’e-learning in “ECPS Journal”, n. 10/2014, p. 25-46, Milano, ECPS, 2014
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