Sconfiggere il coronavirus, a che prezzo?

Posted on 30 March 2020 by Paolo Bernardi

Risposta sproporzionata

Secondo un opinionista della Deutsche Welle:

“Dobbiamo accettare la realtà: il nuovo coronavirus continua a diffondersi e l'1% delle persone infette morirà."

“Non è chiaro perché questo nuovo coronavirus stia causando questa isteria. Ogni anno, ad esempio, muoiono più di 3.000 persone per incidente stradale in Germania ed in Italia. Sebbene questa sia una cifra considerevole nessuno penserebbe a proibire le carte in questi due stati. Perché? Perché sarebbe altrettanto sproporzionato come mantenere degli stati europei in isolamento per settimane per combattere la pandemia”.

Ci sono diverse cifre in gioco. Innanzitutto il tasso di mortalità, in questo caso assunto all'1%. Consideriamo poi che senza farmaci e vaccini la diffusione non si fermerebbe prima di aver raggiunto almeno il 60% della popolazione. Questo implicherebbe un certo numero di morti:

  • Italia: 59.359.900 * 0.6 * 0.01 = 356.159
  • Germania: 82.114.224 * 0.6 * 0.01 = 492.685

Ovvero, in Italia morirebbero oltre 350.000 persone ed in Germania quasi 500.000, pertanto il confronto con 3.000 morti l’anno è quantomeno fuori luogo.

D’altro canto è vero che senza farmaci e vaccini non è possibile fermare la malattia ma soltanto distribuire i nuovi malati ed i nuovi morti in un tempo più lungo per evitare il collasso dei sistemi sanitari nazionali ed una conseguente impennata nel numero dei morti. È anche vero che il forte rallentamento delle principali economie sia foriero di sventure generalizzate che verosimilmente sconteremo negli anni a venire. Tuttavia questo genere di considerazioni meritano riflessioni molto più approfondite di semplici paragoni fuorvianti.

E se i morti fossero “solo” 30.000?

Il ragionamento dell’opinionista di cui sopra sarebbe ugualmente fuorviante, vista la differenza in ordine di grandezza.

La domanda, tuttavia, è lungi dall’essere semplicemente retorica perché in questi giorni ci sono state diverse dichiarazioni che fanno pensare a tassi di mortalità ben diversi.

Regno Unito

Il 28 marzo 2020 Stephen Powis, direttore medico del servizio sanitario britannico, ha dichiarato che avrebbero fatto un ottimo lavoro mantenendo il numero di morti sotto i 20.000. Considerando la popolazione della Gran Bretagna (66.181.585 persone) e lo scenario senza vaccini e medicine in cui almeno il 60% della popolazione viene infettato, il tasso di mortalità per 20.000 morti sarebbe dello 0.05%.

Stati Uniti

Il 29 marzo 2020 è uscita la notizia che negli Stati Uniti temono tra i 100.000 ed i 200.000 morti a causa del COVID-19. Considerando la popolazione statunitense (324.459.463 persone) e lo scenario con il 60% di infetti, possiamo ricavare un tasso di mortalità minimo dello 0.05% e massimo dello 0.1%. Il lower bound sembra coincidere con quello del Regno Unito.

Italia

Proviamo quindi ad applicare all’Italia i tassi di mortalità che trapelano dalle dichiarazioni dei governi US/UK. Con una popolazione di 59.359.900 persone, infetta al 60%, avremmo tra i 17.808 ed i 35.616 morti ovvero, approssimando, tra i 18.000 ed i 36.000, comunque non paragonabili ai 3.000 dell’opinionista di cui sopra.

Ci sono comunque diverse domande in sospeso, derivanti soprattutto dal fatto che, considerando che i morti ufficiali al 29 marzo 2020 in Italia sono 10.779, i bassi tassi di mortalità di cui sopra implicherebbero un numero attuale di contagiati tra i 10 ed i 20 milioni di persone.

  1. Possibile che ci siano così tanti contagiati, anche consideranto gli asintomatici/paucisintomatici non rilevati? Sicuramente il numero di contagiati è molto sottostimato, vista l’emergenza, ma sembrano numeri eccessivi.
  2. US e UK contano i morti in modo diverso rispetto ai nostri? Non ho approfondito questo aspetto, ho solo sentito voci in proposito, mi riservo di approfondire. Di sicuro la mancanza di uniformità di criteri, unita al desiderio di nascondere sotto il tappeto questa situazione per non danneggiare l’economia, non consente di avere una visione chiara del fenomeno a livello mondiale.
  3. Le percentuali anglosassoni sono ottimistiche? Dubito che i vari ministri della salute ed i loro consiglieri siano in vena di rischiare di essere pesantemente sbugiardati, in modo peraltro così macabro, soltanto per rassicurare temporaneamente la popolazione.

Di doman non c’è certezza?

La situazione è molto variabile e sicuramente in buona parte sommersa, quindi è difficile prevederne l’andamento. Anche i conti che cerco di fare e che ho in parte condiviso mediante questo articolo sono da prendere con le pinze: cosa vuol dire, ad esempio, il 60% di una popolazione? Se le persone e le merci circolano liberamente, molto poco. Durante un lockdown, invece, è possibile individuare delle aree circoscritte entro cui fare queste analisi, specialmente nelle “zone rosse”.

Peraltro io ho usato il 60% da inguaribile ottimista. Secondo quanto riportato da un’altra voce tedesca, Angela Merkel, la percentuale necessaria al raggiungimento dell’immunità di gregge può arrivare fino al 70%. Riprendendo le sue parole, quindi, “dobbiamo guadagnare tempo”. Lo sviluppo di medicinali e vaccini per questa malattia, infatti, richiederà sicuramente ancora molti mesi. Qualche speranza più a breve termine, invece, sembrerebbe venire dalle ricerche sull’immunità e dai primi test sugli anticorpi.

Vedremo.

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