Immigrazione e accoglienza ad Acquasparta

Venerdì 24 febbraio 2017, il Consiglio Comunale di Acquasparta si è riunito per discutere una comunicazione del sindaco sulla gestione dei migranti nel nostro territorio. Dopo aver brevemente ricordato il fallimento delle iniziative di accoglienza organizzate a Casteldelmonte e a Macerino, il sindaco ha rimarcato che il problema è comunque destinato a riproporsi sempre più di frequente e che “riemergerà prepotentemente in primavera”.

Il 6 febbraio, infatti, c’è stato un incontro in cui il Prefetto ha spiegato ai sindaci umbri che in caso di emergenza profughi ci sarà una collocazione forzata nei territori, a prescindere dai pareri espressi dalle amministrazioni locali e dalla popolazione. Per Acquasparta sono previsti 17 immigrati, che potranno essere gestiti in due modi:

  1. con una prima accoglienza, rispetto alla quale il comune non può intervenire;
  2. usufruendo del progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifiugiati), frutto di un accordo tra l’ANCI ed il Ministero dell’interno.

Il sindaco appoggia fortemente la seconda opzione, perché lo SPRAR è una forma di accoglienza finanziata al 95% da un fondo nazionale e al 5% dal Comune (es. con apporto di risorse umane) e che prevede una serie di accortezze verso gli immigrati: una formazione linguistica, di educazione civica e l’impiego in lavori di pubblica utilità; c’è anche la possibilità di strutturare lo SPRAR per poter accogliere particolari categorie di migranti (famiglie, minori ecc…).

La Prefettura di Terni ha accreditato sette enti (n.d.r. ho cercato velocemente quali fossero questi enti su Internet ma non sono riuscito a reperire questa informazione) che possono svolgere queste attività e per aderire è necessario che l’amministrazione rediga un progetto entro il 21 marzo.

Considerazioni

Purtroppo il problema è complesso e non ci sono le tempistiche per analizzarlo come meriterebbe: tra gli stessi consiglieri c’è anche chi ha dato un parere basandosi su una “lettura un po’ sommaria della logica dello SPRAR” (e non potrebbe essere altrimenti, il solo manuale operativo dello SPRAR è di un centinaio di pagine, di cui circa 80 di contenuto e 20 di allegati). Dalla discussione è emersa la necessità di una condivisione con la cittadinanza che è sicuramente opportuna, specie se accompagnata da informazioni dettagliate sul problema e sulle alternative che si profilano; come già detto, però, la ristrettezza dei tempi impedirà un confronto approfondito.

Insieme a questo vincolo temporale, l’imposizione de facto operata dallo Stato (il Prefetto è un rappresentante del governo centrale) contribuirà sicuramente a rendere poco sereno il dibattito sul tema, lasciando molto più spazio alla “pancia” che alla ragione.

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